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Vi presentiamo l’olimpionico di salto triplo Christian Taylor

Reading Time: 10 minutes

Ispirazione. La comunità Lifeplus si impegna ogni giorno cercando di ispirare le persone di tutto il mondo a vivere bene. È possibile farlo nel lavoro, in famiglia, con tutor, con i propri eroi, ma anche tramite sfide personali e lavorative.

La nostra comunità è piena di persone che possono dare la giusta motivazione e siamo orgogliosi di espanderla introducendo un nuovo accordo di sponsorizzazione con l’olimpionico americano di salto triplo, Christian Taylor.

Christian condivide la stessa missione di Lifeplus, che lo ha reso un candidato ideale: aiutare gli altri a raggiungere il meglio a cui possono aspirare e a vivere bene. La sua determinazione, la sua concentrazione e la sua passione nel dare agli altri è in linea con le caratteristiche dei nostri clienti. Lo dimostra il suo percorso verso il successo, proprio come avviene per la nostra comunità.

“Con Lifeplus ci siamo incontrati proprio a metà strada con i nostri valori. Imparare a conoscere cosa significa il controllo della qualità, l’integrità e il senso della famiglia: questi sono valori su cui posso fare affidamento, ma anche i valori ai quali voglio rimanere vicino nel mio percorso. La nostra collaborazione mi calza a pennello e sono davvero grato ed entusiasta di far parte di questa famiglia. Grazie Lifeplus”, Christian Taylor

Non solo un campione di salto triplo. I risultati di Christian:

  • 2 volte campione olimpico
  • 4 volte campione del mondo
  • 7 volte vincitore della Diamond League
  • Competizioni a livello internazionale nei 400 m
  • Ha fondato la Athletics Association negli Stati Uniti

Seguiremo e sosterremo Christian nella sua preparazione per le Olimpiadi di Parigi del 2024. Leggete la sua intervista qui sotto per imparare a conoscerlo e scoprite tutto sul percorso che lo ha portato ai successi di oggi.

Chi è Christian Taylor…

Qual è la sfida più grande che hai superato come atleta?

Direi che le sfide più grandi finora sono state, a pari merito, la rottura del tendine di Achille la scorsa estate e aver saltato la mia terza Olimpiade. Qualche anno fa, inoltre, a causa di altri infortuni, ho dovuto cambiare le gambe di appoggio per il salto e imparare a riusarle da capo. Queste sono state le principali battute d’arresto che ho dovuto affrontare, ma il cambio delle gambe di appoggio per il salto di fatto mi ha portato al successo. Alla fine ho saltato ancora più lontano di prima e ora spero di poterlo fare di nuovo.

Come ti hanno plasmato oggi queste sfide?

Credo che abbiano influito sul mio modo di vedere il futuro, o sulle mie aspettative nei confronti della definizione del mio destino. Tutto questo mi ha permesso di valutare in maniera più ottimistica eventuali battute di arresto. Può sembrare strano, ma ora sono in una posizione di “aspettativa”, nel senso che anche se qualcosa va storto, può sempre rappresentare un’opportunità per qualcosa di meglio. Prima della mia grave lesione, il medico mi ha detto: “Senti, puoi arrenderti o puoi imparare a saltare di nuovo”. A 23 anni, con alle spalle sport ad alto livello da 10 anni, pensavo di poter essere felice della mia carriera, ma forse posso ancora dare qualcosa in più. Sono così contento di essermi spinto oltre perché alla fine sono migliorato sempre di più. Questo mi ha permesso di capire che, con un po’ di coraggio e perseveranza, puoi fare di più di quanto credi sia possibile. Ecco perché cerco di fare sempre di più. Non mi metto limiti perché i limiti quasi non esistono.

Cosa pensavano i tuoi amici e familiari della tua attitudine dopo l’infortunio?

A volte pensano che sia un po’ pazzo, ma la mia famiglia mi sostiene in tutto quello che faccio. Dopo l’infortunio non erano convinti della mia volontà di iniziare da capo visto che avevo già raggiunto la vetta con il titolo di campione olimpico. Ma una volta che mi sono impegnato nell’impresa, mi hanno sostenuto completamente. In quel periodo mi sono trasferito a Loughborough e mi sono avvicinato a James Ellington. Come sapete dal suo passato, con lui non esiste la parola “mi arrendo”. Ha visto in faccia la morte e si è comunque impegnato per tornare in pista. Avere qualcuno come lui su cui fare affidamento, oltre ad un team di supporto rappresentato dalla mia famiglia e dai miei amici, rende più facile continuare a combattere per qualcosa anche quando è difficile vedere il traguardo.

Chi è il tuo eroe?

Forse può sembrare un po’ sdolcinato, ma direi mio padre. Grazie alla tecnologia parliamo quasi ogni giorno, quando è possibile, indipendentemente da dove mi trovo nel mondo. Per me è stato un vero esempio da seguire, soprattutto per quanto riguarda il concetto di padre e marito amorevole. Era un giocatore di tennis, quindi ho avuto modo di vederlo anche sul campo. Mi ha ispirato da molti punti di vista, ma quello che per me ha avuto più valore è il suo esempio in quanto padre. Qualcosa a cui io stesso aspiro.

Hai un mantra specifico?

Penso che queste cose siano molto stagionali. So che alcune persone hanno qualcosa nella vita a cui tengono molto, ma per me la vita è cambiata così tanto e, con il Covid e tutto, abbiamo davvero visto quante cose inaspettate possono accadere. Al momento, in questa stagione, il mio mantra è una citazione di Michael Jordan: “Sbaglierai il 100% dei tiri che non provi a fare”. Penso che se ho paura o non me la sento di provare qualcosa di nuovo o di sbilanciarmi, non saprò mai cosa sono in grado di fare. Tutto sta nel rafforzare nuovamente questa fiducia e provare a fare quel tiro. Cosa potrà mai accadere di così brutto? So che questo può sembrare strano, dato che molte persone si concentrano sul successo, ma in questa fase della mia vita non temo il fallimento.

Qual è il risultato che ti rende più orgoglioso?

La cosa che mi rende più orgoglioso è essermi laureato. Ho preso una pausa di dieci anni per perseguire i miei sogni di atleta tra il terzo e il quarto anno, ma ho sempre voluto laurearmi. È qualcosa che volevo davvero fare per me stesso. Quest’anno sono entrato nella hall of fame della mia università (University of Florida) e con questo si è davvero chiuso un ciclo per me. Da parte della mia università questo è stato un vero riconoscimento dei miei successi sportivi. La mia vita da studente lì mi è sempre piaciuta, quindi per me questo è un traguardo molto importante.

Hai obiettivi specifici quest’anno?

L’obiettivo finale è prepararmi per Parigi 2024. Ma quest’estate abbiamo i campionati mondiali in Oregon. Come americano sono orgoglioso di partecipare a un campionato nazionale, quindi non vedo l’ora. Per di più sono il campione in carica quindi sto lavorando per difendere questo titolo. Ma il mio obiettivo è comunque quello di prepararmi per Parigi. Ogni anno è una pietra miliare verso quel traguardo.

In che cosa consiste il tuo attuale programma di allenamento?

Mi alleno tutti i giorni tranne il giovedì e la domenica. Al momento non è un programma molto costante a causa delle competizioni che si stanno avvicinando, ma se non sto gareggiando o non sono in viaggio, mi alleno. Nei prossimi 10 giorni, ad esempio, ho tre gare in tre paesi diversi, quindi a volte può essere un po’ impegnativo. Ecco perché mi godo i momenti in cui posso dormire nel mio letto o prepararmi da mangiare, anziché quelli in cui mi trovo in un hotel.

Cosa ti piace fare nel tempo libero, quando non ti alleni?

Mi sono sposato da poco, quindi ora con mia moglie cerco di trovare occasioni per stare insieme. Quando possiamo usciamo la sera. Vienna è stupenda, quindi cerchiamo di girarla e fare i turisti a casa nostra. O semplicemente di sognare come sarà il nostro futuro, come costruire una casa un giorno.

Cosa fai per gli altri?

Negli ultimi otto anni, sono stato un tutor per un programma chiamato Classroom Champions. Con il Covid, ora questo compito è più che altro virtuale, ma prima ero presente in classe in varie scuole ogni anno.

Lavoro anche con un’organizzazione che combatte la tratta di esseri umani. È un progetto che io e mia moglie abbiamo sostenuto fermamente negli ultimi sei-sette anni e che vogliamo con tutto il cuore che finisca. Oltre a questo, partecipo anche a maratone e a varie altre raccolte di fondi.

Come atleta ad alto livello, che cosa ti motiva di più?

Per me l’aspetto importante è la mia eredità. Come voglio essere ricordato? È un valore che il mio allenatore mi ha instillato da quando avevo 15 o 16 anni. Mi ha detto che posso divertirmi, ma devo anche pensare a come le persone mi ricorderanno quando chiuderò la mia carriera. Ho tenuto fede al concetto di sportività? Ho sempre dato il meglio? Queste sono le cose su cui mi concentro e che mi motivano. Vorrei essere sicuro di aver ispirato qualcuno a cimentarsi nell’atletica e magari, nello specifico, nella categoria del salto triplo. Anche i concetti di vincere, perdere e pareggiare sono fondamentali. Qualunque sia il risultato, godetevi ogni momento, in allenamento come nelle gare. Apprezzate il regalo che vi è stato dato e fatelo con classe, cercando sempre di sorridere. In fondo, perché no? Perdere e poter comunque godere ancora di quel senso di gioia è qualcosa di unico e speciale. È qualcosa che voglio poter esprimere. Quello che amo dei social media è che chiunque può mettersi in contatto con te. Ho ricevuto messaggi come “So che forse non è andata come volevi, ma grazie per aver dedicato del tempo a parlare con i miei figli e aver mostrato un atteggiamento comunque positivo”. È per questo che io mi impegno: fare la differenza.

Quale consiglio daresti a chi inizia?

Avere fiducia in se stessi è fondamentale. Credete in voi stessi. Provate a fare quel tiro di cui parlavamo prima. Credeteci, anche se è la prima volta che vi cimentate. Se non provate, non lo potrete mai sapere.

La meditazione per me è un fattore cruciale, ma anche il concetto di “visualizzazione”. A volte è necessario immaginarlo prima di farlo. Per me è stato un passo fondamentale, soprattutto nel periodo in cui ho dovuto affrontare gli infortuni o se qualcosa non è andato come speravo. Devo concentrarmi nuovamente, riallinearmi e ripassare quei movimenti, in quella situazione, ecc. Quando vado a campionati, non sono nervoso perché mi sono immaginato lì mille volte prima. Per me, è come rivivere le mie visioni.

Ecco perché dovete immaginarvi in una situazione prima di viverla e perché dovete credere di potercela fare.

Quali punti di forza credi di avere e che fanno di te un grande atleta?

Come forse avete intuito da quello che ho detto prima: credere nelle proprie capacità. Direi in primo luogo il mio ottimismo. Avendo questo tipo di prospettiva, in caso di dubbio, preferisco sempre concentrarmi sul lato positivo delle cose. Credetemi, non è una cosa così comune. Mi sono trovato in sempre più situazioni e con tanti partner di allenamento diversi e posso dire che è veramente facile concentrarsi sui lati negativi o credere che qualcosa non andrà per il verso giusto. È difficile mantenere un atteggiamento positivo.

Penso che un altro aspetto dei miei punti di forza è che sono davvero una spugna e voglio sempre imparare. A questo punto della mia carriera, voglio essere considerato una persona aperta e in grado di apprendere sul campo. Imparo sempre da tutte le situazioni e penso che questo abbia contribuito davvero al mio adattamento, con il passare del tempo, all’ambiente e alle circostanze in cui mi trovo. Penso sempre: “quale può essere il mio contributo?”, “come posso trarre vantaggio da questa circostanza?”. Tutto sta nel mantenere una mente aperta.

Senza soffermarti troppo sugli aspetti negativi, ci sono punti deboli su cui stai lavorando?

L’equilibrio è importante. Anche se non vogliamo concentrarci troppo sugli aspetti negativi, è importante essere realistici e mettere le cose in prospettiva.

Per quanto riguarda la mie debolezze, a volte posso concentrarmi troppo sulla mia visione delle cose e non essere troppo presente con chi mi circonda. Non vedo l’ora di pensare al passo successivo e a volte questo può impedirmi di vivere il momento.

È allo stesso tempo una benedizione e una maledizione. È per questo che sono sempre stato in grado di raggiungere i risultati che ho ottenuto. Ma l’aspetto negativo è che mi sono perso anche molti momenti in cui avrei dovuto rilassarmi e dire “ce l’abbiamo fatta!”.

Come hai iniziato a fare sport?

Lo sport è sempre stato molto importante nella mia vita. Mio padre è sempre stato super attivo, sia che si trattasse di football o di tennis. Dato che lui è sempre stato il mio modello di riferimento, ho sempre voluto seguire le sue orme. I miei genitori mi hanno incoraggiato sin dall’inizio. Ho provato tutto: golf, tennis, nuoto, baseball, basket. E provando e sbagliando ho scoperto in cosa ero bravo e cosa non faceva per me. Ho ridotto il mio campo di interesse all’atletica leggera su pista e alle altre discipline atletiche. Durante la mia infanzia ho avuto la fortuna di avere genitori che mi hanno spinto a provare cose diverse.

C’è stato un altro sport che si è avvicinato al primo posto?

Il football è stata la mia passione. Ho visto avvicinarsi la Coppa del mondo, dopo essere stato scelto per una squadra di prima categoria e aver viaggiato per il mondo. Mi piace viaggiare e volevo vedere il mondo attraverso questo sport. Purtroppo, però, la mia passione era superiore al mio talento. All’inizio mi sono dedicato all’atletica per restare in forma per il football, ma mio padre è stato onesto con me e mi ha detto di perseguire qualcosa di diverso. Da lì mi sono dedicato seriamente all’atletica.

Quale credi che sia la sfida più grande che gli atleti si trovano ad affrontare oggi?

L’aspetto positivo dei tempi che stiamo vivendo è che la salute mentale sta diventando un problema molto importante. Senza entrare troppo nei dettagli, 10 anni fa se un giovane ragazzo aveva un problema non avrebbe trovato l’aiuto necessario. Affrontare le situazioni significa anche ricevere il supporto necessario per farlo e credo che questo non sia da sottovalutare. Le sfide più grande per gli atleti, dal mio punto di vista, sono quelle invisibili. Non le “lesioni” visibili, ma quelle che le persone si trovano ad affrontare nella loro vita personale. Nessuno dovrebbe essere mai lasciato solo e questo messaggio è fondamentale per le persone.

Hai ricevuto un consiglio che ti ha segnato nella tua carriera?

Sì, in realtà è stato uno dei miei compagni di squadra all’università al quale sono ancora riconoscente tutt’oggi. Mi ha detto di divertirmi. È un concetto così semplice, ma nella vita puoi essere distratto da così tante cose mentre cerchi di dare il meglio e di barcamenarti nel mondo dei social media. Tutto questo non ha alcun significato se non ti diverti in quello che fai. A volte devo solo ricordarmi il motivo per cui sto facendo tutto questo.

Come fai a mantenere lo spirito di squadra nell’atletica?

Quando ci alleniamo siamo solo io e mia moglie. Quando faccio parte di una squadra nazionale, l’orgoglio nel portare a casa il numero più alto di medaglie possibile e nel rappresentare al meglio la tua nazione o università, gioca un ruolo importantissimo. Sono molto orgoglioso delle persone, delle organizzazioni e delle università che rappresento e questo è la mia forza trainante.

Qual è la tua dieta e come cambia in vista di una gara?

Adoro cucinare in generale, così ogni occasione è buona per scoprire nuovi piatti. In genere mangio abbastanza bene durante tutto l’anno. In vista di una gara, ci concentriamo un po’ di più su come ogni alimento può influire sul corpo, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto del recupero. Ma anche l’equilibrio è importante. Sono tutt’altro che perfetto e mi piace coccolarmi ogni tanto.

Sei stato campione del mondo per quattro volte. Questo fardello ogni tanto influisce sulle tue prestazioni in occasione di gare importanti?

A ogni gara mi presentano come campione olimpico e campione del mondo e per qualche secondo è una sensazione davvero bellissima. Ma ogni volta che prendo parte a una competizione, ho ben presente che quella sarà la giornata di qualcuno. Devi sempre cercare di ottenere un titolo che non è tuo di diritto, anche se sei il campione in carica. Sono grato per i riconoscimenti che ho conseguito, ma ogni volta che partecipo a un evento so che dovrò dare il meglio di me stesso perché gli altri vogliono il titolo tanto quanto me e mi daranno del filo da torcere.

Seguite il suo viaggio verso le Olimpiadi di Parigi 2024.

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